“Vedere una strada tracciata per me”. La testimonianza di Alessandro

Santuario della Madonna dell’Olmo di Thiene, martedì 8 maggio 2018
Cf. Lc 1,30-33

Salve, mi chiamo Alessandro, ho 25 anni e provengo da Camin, una Parrocchia situata ad est del comune di Padova. Sono uno dei cinque ragazzi che quest’anno vivono a Casa Sant’Andrea, la Comunità vocazionale del Seminario di Padova. In questa occasione mi è stato chiesto di commentare il brano dell’annunciazione a Maria e di raccontarvi qualcosa di me, in semplicità…

Il fulcro del brano dell’annunciazione scritto da Luca è costituito da queste parole, che raccontano parte del dialogo tra i due protagonisti: Maria e l’angelo mandato dal Signore.

Maria vive a Nazaret, una cittadina considerata insignificante (diceva Natanaèle: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» Gv 1,46), è una ragazza comune, “normale”: di lei non conosciamo né la famiglia né la qualità religiosa; solamente sappiamo che è promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe. La sua vita è ancora in fase di costruzione e di consolidamento: per lei la stabilità arriverà dopo il matrimonio con Giuseppe. La sua quotidianità viene però sconvolta dall’incontro con Gabriele. Le prime parole a lei rivolte, l’invito a rallegrarsi, la turbano profondamente: si domanda cosa voglia dire un simile saluto e cosa significhi essere piena di grazia…non capisce!

Come Maria ero (e per fortuna ancora sono!) un ragazzo “normale”, concentrato nel costruire il suo futuro. Ho sempre dedicato molto tempo allo studio quando frequentavo la scuola superiore, ottenendo anche dei buoni risultati; successivamente ho intrapreso il corso di laurea in ingegneria aerospaziale all’università di Padova, a cui tutt’ora sono iscritto. Al tempo della scelta universitaria optai per gli studi di ingegneria, che mi avrebbero garantito un buon lavoro, e il raggiungimento di una stabilità di vita (pensavo alla stabilità economica e anche affettiva). Non avevo però fatto i conti con Dio: già prima nella mia infanzia aveva cercato di incontrarmi e di parlarmi. Io ero però troppo piccolo, avevo il tempo di vederlo solo qualche volta, di ascoltarlo invece mai: c’erano impegni decisamente più prioritari di Lui. Non avevo ancora capito, che una volta incontratomi con lui non avrei avuto alcuna possibilità di evitarlo o di dimenticarlo… ricordo un sacerdote brasiliano che mi diceva sempre: “tranquillo, se hai incontrato Dio, non puoi scappare da Lui, ti troverà sempre!”. Con il passare del tempo mi sono accorto che aveva ragione: mi sono sempre più appassionato a Dio, anche se cercavo di negarlo a me stesso. Ho così iniziato ad incontrare numerose difficoltà nello studio, passavo molto tempo nella mia parrocchia: sono arrivato al punto che non sapevo più cosa fare, dove andare, niente mi riusciva bene, mi chiedevo per cosa valesse la pena di spendere la mia vita, a cosa fossi chiamato, ero intimorito, spaventato dal futuro!

L’angelo rivolge a Maria le parole di Dio: “Non temere” e spiega lei quale sia la grazia che ha trovato: Maria sarà la prima persona a vedere il volto di Dio fatto uomo, potrà dargli un nome e crescerlo. Nemmeno Mosè lo ha potuto vedere in volto. Il Signore ha donato a Maria, attraverso un messaggero, due cose: il conforto, e una “promessa” di cui gli effetti non si sarebbero subito visti, di cui bisognava fidarsi.

Il mio conforto, è arrivato dalla persona che è poi diventata la mia guida spirituale. Si tratta di un sacerdote della Curia di Padova, che aveva prestato servizio come collaboratore festivo nella mia parrocchia. Inizialmente, quando mi trovavo presso il centro città per motivi legati allo studio o al mio impegno in Azione Cattolica, coglievo queste occasioni per andare a trovarlo. Gli chiedevo come stava, com’era la vita nella Curia, portavo notizie dalla mia parrocchia, senza a parer mio mostrare alcun interesse o fascino per la sua scelta di vita. Ai suoi occhi invece sono sembrato tutt’altro che disinteressato: accortosi delle mie reali necessità, mostrando una grande capacità di ascolto, è riuscito in breve tempo a fare in modo che per la prima volta raccontassi a qualcun altro cosa stavo vivendo, e quali erano le domande che affollavano la mia testa. Iniziato poi l’accompagnamento spirituale insieme a lui ho capito che Dio un progetto, una “promessa”, da realizzarsi l’ha sicuramente anche per me. Ho così cominciato, insieme a lui, a vedere una strada tracciata per me, un percorso che bisognava avere il coraggio di intraprendere, e che al momento mi ha portato a Casa Sant’Andrea.

Voglio infine lasciarvi una sottolineatura: quando ho cominciato il commento a questo brano del Vangelo ho detto che i due protagonisti sono Maria e l’angelo Gabriele. Immagino come adesso sia facile capire che ciò non è così vero: Maria è sì una protagonista, ma il ruolo centrale lo hanno le parole di Dio, di cui l’angelo è solo un messaggero (infatti il termine angelo deriva dal greco ἄγγελος e non significa niente di più che messaggero!).

Nella mia vita ho incontrato tanti messaggeri, tante persone pronte ad aiutarmi a capire cosa Dio vuole per me, a partire dai miei genitori, dagli insegnanti e professori, dalla Comunità parrocchiale, fino ad arrivare alla mia guida spirituale e ai sacerdoti del Seminario di Padova che oggi mi accompagnano. Auguro anche a voi la fortuna di trovare tante persone così, che vi aiutino a capire qual è la vocazione a cui Dio vi chiama. Vi chiedo così di pregare, oltre che per le vocazioni, anche per tutti loro.

In quanto a me, come Maria, non mi resta solo che trovare la capacità di fidarmi di Dio e di saper accettare ciò che lui ha in serbo per me!

– Alessandro