“Beata colei che ha creduto” – riflessione di Stefano De Cian

Santuario della Madonna del Tresto di Ospedaletto Euganeo, martedì 22 maggio 2018

 Cf. Lc 1,42-45

Buonasera, vorrei condividere con voi la mia riflessione a partire dalla pagina di Vangelo cha narra della visita di Maria alla cugina Elisabetta che abbiamo meditato nel secondo mistero della gioia.

Elisabetta è colmata di Spirito Santo, anzi, volendo considerare una delle accezioni del verbo originale, potremmo dire che è saziata da Lui, riempita di Colui che, unico, poteva placare la sua fame e la sua sete spirituali.

Una volta accolto quest’ospite tanto speciale, Elisabetta non può che aprire le sue labbra e lasciare che sia Lui stesso a esprimersi nei confronti di Maria:

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.” (Lc 1, 42-45)

Già in precedenza, nel Vangelo di san Luca, viene detto, in riferimento a Giovanni Battista, che egli “sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre.” (Lc 1, 15) Ecco chi è il vero protagonista di queste vicende evangeliche: lo Spirito Santo. Lo Spirito di verità, lo Spirito consolatore che mandato dal Padre ci dà testimonianza del Figlio, della Sua presenza tra noi.

L’eco della Pentecoste che abbiamo da poco celebrato e che è ancora viva in noi può essere dunque la chiave per leggere questo Vangelo alla luce della vita di ciascuno. Lo Spirito Santo, infatti, attraversa le nostre vite come ha attraversato, colmandole, quelle di Elisabetta e Zaccaria, di Giovanni Battista, di Maria, madre di Gesù.

Oso dire che lo Spirito del Signore ha attraversato anche la mia vita. Egli non ha dovuto, per questo, scardinare chissà quali resistenze, operare in me chissà quali conversioni, ma ciò che ha apportato ha fatto in seguito davvero la differenza.

Sono da sempre stato vicino alla realtà ecclesiale, soprattutto nella forma molto familiare della parrocchia in cui sono nato. E così, iniziato alla fede dai miei genitori e dalla comunità, ho vissuto la mia infanzia con un riferimento, quello cristiano, che se non sempre emergeva consapevolmente come centrale in me, tuttavia mi suscitava una forte attrattiva e aveva nel mio cuore un posto privilegiato.

Crescendo poi, anche grazie al confronto con i miei amici e coetanei spesso lontani e disinteressati alla vita di fede, ho potuto scoprire come questa non fosse semplicemente un valore aggiunto tra gli altri ma realmente una vita diversa, nuova, con delle esigenze importanti ma soprattutto abbondantemente ripagante.

Così ha cominciato a farsi strada in me una sempre più fondata consapevolezza dell’importanza nella vita di un rapporto il più possibile vero, autentico, spogliato di ogni doppiezza con Gesù Cristo, benché non avessi ancora il minimo sospetto che la natura della chiamata che il Signore mi rivolgeva potesse essere quella di una piena donazione a Lui nel ministero presbiterale.

Ecco dunque su quale terreno ha agito lo Spirito Santo, terreno su cui certamente Egli aveva già impresso numerose e fino ad allora ignorate impronte.

Nel periodo in cui cominciavo il Liceo, per me ha iniziato ha farsi sempre più chiaro, infatti, quale fosse la direzione verso la quale il Signore effettivamente mi spingeva e così la mia vita, nella quotidianità innanzitutto, ha iniziato ad orientarsi in modo diverso, a trovare un punto di riferimento imprescindibile e decisivo che andava a sostituire sempre più quella noia che in fondo mi stava accompagnando durante l’adolescenza, quel lasciarsi portare qua e là da sempre diversi e passeggeri stimoli che in realtà nascondono la mancanza di un entusiasmo che non ha bisogno che del Signore per alimentarsi e che rende capaci di osare scelte coraggiose. È in questo per me importante passaggio che posso individuare in modo particolare la novità che lo Spirito ha portato alla mia vita.

Certo, dopo il grande slancio iniziale, non sono mancati anche momenti d’incertezza e di difficoltà ma posso dire che durante i miei anni alle Superiori è rimasta accesa in me la fiamma iniziale, grazie anche alla compagnia di veri amici che il Signore mi ha messo vicino nel cammino, di sacerdoti e di tante altre persone con cui ho potuto confrontarmi.

In particolare ricordo volentieri l’importanza che per me ha avuto lo strumento della direzione spirituale e le esperienze vissute all’interno del gruppo vocazionale e del Seminario della mia diocesi: tutte occasioni per rileggere meglio i miei vissuti e cogliere in essi quei semi che il Signore aveva già gettato e da cui si aspettava frutti.

E proprio nel passaggio a Casa sant’Andrea e durante tutto l’anno che lì ho vissuto e ora stiamo concludendo, posso dire di aver sperimentato come sia solo nell’abbandono umile e fiducioso al Signore che quei semi, secondo i loro tempi che spesso non sono i nostri, possono portare frutto e portarlo in abbondanza.

Nel guardare avanti ora nella mia vita, posso dunque soltanto continuare a fare mio questo atteggiamento di paziente confidenza con il Signore che credo sia un sicuro rimedio contro ogni dubbio e paura.

Mi è di grande aiuto in questo l’esempio di Maria, che, docile all’azione dello Spirito, dopo averne accolto in sé il frutto, non ha esitato a portarne la gioia anche a Elisabetta e il suo bambino.

La testimonianza che Maria ci dà è davvero per me motivo di incoraggiamento a crescere in quella fiducia che ci porta ad abbandonarci sempre più a Dio nella vocazione che Egli ha posto nel cuore di ciascuno, secondo le parole del Vangelo: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.” (Lc 1,45)

 – Stefano De Cian